Isiao – liquidazione

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Cliccare qui per visualizzare l’Appello al Ministro per gli Affari Esteri e al Ministro per i Beni culturali per la riapertura della biblioteca e degli archivi dell’Istituto per l’Africa e l’Oriente (15 aprile 2016)

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Risposta di Federico Cresti, presidente di ASAI, a Giovanni Schiavin, 4 dicembre 2015

Cliccare qui per visualizzare il documento

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Messaggio di Giovanni Schiavin al presidente di ASAI, 1° dicembre 2015

Egr. Prof. Cresti,
premetto di non essere un africanistica ma, visto l’attivismo della vostra associazione, mi permetto di contribuire al dibattito sul destino del patrimonio dell’IsIAO che si sta svolgendo dentro e fuori l’ASAI.
Ho letto la mozione del Consiglio Superiore dei Beni Culturali e Paesaggistici sul patrimonio dell’IsIAO che a mio parere deve essere sostanzialmente condivisa con le seguenti precisazioni.
In primo luogo, premessa la necessità che tutto il patrimonio dell’IsIAO venga inventariato, non andrebbe giudicata negativamente a priori la possibilità che il predetto patrimonio venga dato in gestione a dei privati.
Ad esempio non ci vedrei nulla di male, anzi, se detto patrimonio venisse affidato ad una fondazione privata ferma la necessità che esso venga reso fruibile al pubblico (penso, ad esempio, ad una realtà come la Fondazione Cini).
Qualora questa strada non potesse essere perseguita, condivido la posizione del Consiglio Superiore dei Beni Culturali e Paesaggistici sia per quanto riguarda le collezioni museali sia per quanto riguarda la Biblioteca dell’IsIAO.
Quanto all’archivio andrebbe a mio modesto parere fatto un distinguo.
Se può essere condivisa l’idea di trasferire l’archivio istituzionale dell’IsIAO presso l’Archivio Centrale dello Stato, la fototeca e la cartoteca potrebbero essere meglio valorizzate.
Premesso che la soluzione ideale sarebbe che le stesse non venissero separate dalla biblioteca dell’IsIAO, qualora ciò non fosse possibile forse la destinazione ideale per una loro migliore conservazione e valorizzazione potrebbe essere, quanto alla fototeca, il Gabinetto Fotografico Nazionale, quanto alla cartoteca, la Biblioteca dell’Istituto Geografico Militare.
Nella speranza che il patrimonio dell’IsIAO possa trovare degna collocazione quanto prima, Le porgo cordiali saluti

Giovanni Schiavin

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Mozione del Consiglio Superiore Beni culturali e paesaggistici, 16 novembre 2015 (segnalazione di Giulia Barrera)

Il 16 novembre il Consiglio Superiore Beni culturali e paesaggistici del MiBACT-Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo ha approvato una mozione sul patrimonio ISIAO che è disponibile cliccando qui o visitando il link relativo del MiBACT.

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Resoconto dell’incontro di ASAI col sottosegretario agli Affari esteri sull’Isiao

A tutti i Soci

Invio una breve sintesi (cliccare per scaricare il documento, ndr) – elaborata insieme a Pino Schirripa – degli  argomenti trattati nell’incontro con il sottosegretario agli Affari  esteri Mario Giro sulla questione dell’Istituto italiano per l’Africa  e l’Oriente.
Come si è già potuto vedere nel messaggio ricevuto dal MAE in risposta  al nostro appello le posizioni del ministero rimangono nella sostanza  decisamente insensibili alle nostre preoccupazioni e alle nostre  richieste, salvo a fornire dichiarazioni formali che sembrano
accoglierle su qualche punto.
Il comitato direttivo discuterà nuovamente della situazione al più presto.
Mi è difficile immaginare forme di intervento più incisive da parte  della nostra Associazione: continueremo in tutti i casi a manifestare  il nostro dissenso per la disintegrazione e la dispersione del  patrimonio storico dell’Isiao generato dalla liquidazione  amministrativa coatta dell’Istituto e dalle scelte del MAE.

IL PRESIDENTE
28 settembre 2015

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Cliccare qui per visualizzare la risposta del 16/09/15 del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale all’appello promosso da ASAI attraverso il suo presidente relativo alla liquidazione di IsIAO, pervenuta il 24 settembre 2015

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Comunivazione di Anna Maria Gentili, 12 settembre 2015

Cari amici,
aderisco all’appello e ho inviato mail a esteri e beni culturali. L’indifferenza verso le sorti del patrimonio Isiao ha una lunga storia, come sappiamo. Ringrazio il Presidente e tutti quanti si sono mobilitati.

Anna Maria Gentili

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Lettera di Sergio Baldi, 10 settembre 2015

Caro Presidente,
desidero ringraziarTi per quanto in questi mesi stai operando in favore dell’Isiao. Da ex socio dell’Istituto Italo-Africano, sin dal lontano 1966, e da unico ordinario su una cattedra di una lingua africana, quella di lingua hausa, sopravvissuto alle inique leggi sull’Università italiana di questi ultimi anni, sono sempre stato particolarmente sensibile alle vicende di questo glorioso ed unico Istituto nella sua specie in Italia.
Sembra strano che a nessuno dei nostri politici interessi un’istituzione di alto valore culturale e scientifico. Auspico che l’azione con tanto impegno portata avanti possa almeno salvare il patrimonio culturale e librario, rendendolo fruibile in seguito a tutti i ricercatori interessati.

Cordiali saluti
Sergio Baldi
Presidente del Centro di Studi Magrebini

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Cliccare qui per visualizzare l’Appello dell’Associazione per gli studi africani in Italia per la salvaguardia del patrimonio storico, archivistico, artistico ed etnografico dell’Istituto per l’Africa e l’Oriente, inviato dal Presidente di ASAI al Ministro degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale e al Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, l’8 settembre 2015.

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Osservazione di Vermondo Brugnatelli, 8 settembre 2015

A questo punto, io credo che la sola cosa da fare sia interpellare direttamente il MAE e cercare di fare emergere una volontà politica di riprendere in mano tutto il dossier, eventualmente anche accollandosi il debito pregresso, che tutto sommato è inferiore al prezzo di un singolo giocatore di serie A (e in prospettiva, con una buona gestione dell’esistente, potrebbe essere ripianato e trasformato in un “investimento”).
Armellini mi sembra un burocrate che non fa altro che quello che gli viene ordinato, ma non mi sembra persona che abbia lo spirito di intraprendenza necessario per far partire questa “rinascita”. Ci vuole una decisione “politica”, magari cercando di fare del buon lobbying…
Questa almeno è la mia opinione, che conto poco o nulla, spero che possa essere utile al dibattito che si sta sviluppando.

Saluti a tutti.
Vermondo Brugnatelli

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Comunicazione del Presidente di ASAI a seguito dell’incontro con l’amb. Armellini sulla situazione dell’Isiao, 08 settembre 2015 

Cari amici,

i membri del nostro direttivo, a cui ho inviato una breve relazione sul mio incontro con il commissario liquidatore dell’Isiao, amb. Armellini, ritengono che sia utile diffonderla a tutti i soci dell’ASAI. In tal modo tutti noi disporremo di informazioni comuni sulla questione, a cui forse nei miei precedenti messaggi ho accennato ellitticamente.

Ho incontrato il commissario liquidatore dell’Isiao qualche giorno fa, presso la sede dell’Isiao a Roma. Avevo chiesto un colloquio urgente, come presidente dell’ASAI, dopo aver saputo  dell’ “Avviso per la manifestazione di interesse ai fini della partecipazione alla procedura ristretta per l’affidamento in concessione dei servizi di valorizzazione dei beni culturali dell’IsIAO” – di cui siete informati –, per avere alcuni chiarimenti sulla procedura, ma soprattutto sul suo significato nel quadro della situazione attuale dell’Istituto. L’ambasciatore ha dimostrato grande disponibilità nell’aderire alla mia richiesta, dato il periodo ed i suoi impegni.

In circa un’ora di colloquio sono emersi o riemersi alcuni elementi fondamentali della vicenda, che desidero condividere con tutti voi ribadendo alcuni fatti che già conosciamo ed introducendone altri che possono aiutarci a capire cosa può accadere in futuro e cosa possiamo fare per intervenire.

Il mandato ricevuto dal commissario è quello di liquidare l’Istituto, cioè realizzare quanto più denaro possibile dalla vendita o dall’uso dei suoi beni, pagare i creditori e chiudere definitivamente la procedura di fallimento, che fu decretato più di tre anni fa, come sappiamo.
La liquidazione è piuttosto complessa, ed è stato impiegato diverso tempo per ricostruire il quadro generale delle disponibilità sulla base dei documenti.
Sono stati venduti i mobili e le altre attrezzature che hanno fruttato una cifra irrisoria se paragonata al debito: mi ha ricordato che il debito cristallizzato ammonta a circa 5 milioni di euro, suddivisi tra circa 500 creditori; il principale è Unicredit, con circa 2 milioni.

 Come disponibilità dell’Istituto rimangono oggi:
– le collezioni di arte orientale;
– le collezioni africanistiche che risultano suddivise in cinque diverse situazioni;
– la biblioteca e gli archivi.

Una parte di questi beni sono indisponibili [io credo/spero tutti, ma la situazione giuridica sembra in parte oscura], e il vincolo sulla biblioteca da parte degli organi competenti è recente.

 Una volta terminata la liquidazione  tutto ciò che rimarrà dei beni dell’Istituto passerà al Ministero degli Affari esteri, che dovrà occuparsi della gestione e del futuro di questi beni di concerto con gli organismi di tutela.

In questa fase conclusiva, nel tentativo di massimizzare l’attivo, è stato pubblicato  l’avviso di cui sopra, il cui obiettivo è quello di incassare quanto più denaro è possibile per il successivo pagamento ai creditori nella misura della disponibilità.

Ad una mia richiesta di precisazione sul rilancio di cui si dice nell’avviso (“idoneo progetto di valorizzazione anche ai fini del rilancio dell’attività scientifica dell’Istituto”) non è stato possibile avere una risposta: dal momento che l’Isiao non esisterà definitivamente più dopo la liquidazione, questo rilancio non può riguardare l’Isiao. Secondo il liquidatore si deve interpretare quel passaggio come il rilancio dell’uso dei beni che rimarranno dopo la liquidazione, la loro valorizzazione ecc., che dovrà essere curata dal Mae.

[Ricordo che il Mae ha fatto balenare in altre occasioni, mentre procedeva la liquidazione, l’ipotesi di un ‘rilancio’, senza però darle una sostanza: Giampiero Massolo (allora segretario generale del Mae) in una lettera al Corriere della Sera (Come salvare l’Isiao secondo la Farnesina, 9.12.2011, in linea) affermò: “Noi vogliamo che l’Isiao rinasca più forte e sostenibile di prima […]. Liquidare vuol dire, oggi, ripartire [sulla base della sostenibilità economica]”.
Chiudo l’inciso].

Ammesso che i beni siano invendibili, possono tuttavia dare un frutto: la concessione dell’uso di questi beni ha un valore economico. Chi ha interesse ad ottenere la concessione dei beni (che rimangono proprietà dell’Isiao [questo per me è un mistero logico: se l’Isiao non c’è più, come può avere ancora beni? Forse si intende: di proprietà del Mae/tornati al Mae/affidati al Mae/sotto la tutela di chi di diritto dopo la  liquidazione?]) dovrà sostenere una spesa (la concessione a titolo oneroso), con il pagamento anticipato di una somma che sarà destinata a risarcire il debito pregresso (o una sua parte).

Due ipotesi: che all’avviso non seguano dichiarazioni di interesse (entro l’11 settembre), o il caso contrario. Se ci saranno dichiarazioni di interesse il liquidatore ha ancora un ruolo: altrimenti procederà alla ‘chiusura della partita (chi ha dato ha dato, ecc.) e, per il futuro, dei beni di cui sopra si occuperanno Mae e chi altro di diritto.

 Questo in sintesi.

Sto lavorando alla stesura dell’appello della nostra associazione al ministero degli Affari esteri e continuo a pensare che dobbiamo insistere sulla possibilità di un ‘rilancio’, che nei suoi termini minimi consiste nella riapertura della biblioteca e degli archivi, e nei termini massimi può realizzarsi solamente attraverso un dibattito ed una futura iniziativa concertata dal Mae sulla base di una volontà politica di tutela di una parte del patrimonio scientifico e culturale della nazione.

 Un saluto a tutti i voi
IL PRESIDENTE

08 settembre 2015

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Risposta di Marco Mozzati alla proposta Barrera, 3 settembre 2015

Cari Soci di ASAI,
Condivido pienamente la proposta della dott.ssa Barrera. Mi sorprende che il MAE non ci avesse pensato; credo che ci siano altri progetti che tengano necessariamente  presente il risvolto finanziario della questione, che non è preso in considerazione dalla dott.ssa Barrera. Ma l’ACS avrà già avuto modo  di affrontare simili problemi, e possiede quindi tutta l’esperienza per avanzare una simile proposta e per realizzarla.
L’idea di suddividere il patrimonio ISIAO su enti che abbiano la possibilità di valorizzarlo mi sembra molto realistica; la storia dell’ISIAO ed anche di tutti gli enti che l’hanno preceduto mostra che l’Istituto come tale non ha funzionato secondo le attese; per ragioni di ordine politico-culturale il nostro Paese non ha le virtù necessarie per un’impresa del genere dell’ISIAO.
Quanto proposto dalla dott.ssa Barrera  per la parte archivistica vale anche, a mio modo di vedere, per la biblioteca. Si potrebbe stabilire  un catalogo, già esistente nel quadro di SBN, e metterne in vendita le opere al maggior offerente fra tutte le biblioteche pubbliche (si tratta di patrimonio dello Stato) italiane interessate. Si raggiungerebbero gli scopi esposti dalla dott.ssa Barrera per i fondi archivistici; oltre che portare a casa soldi, necessari per colmare l’ammanco finanziario.

Cordialmente,
Marco Mozzati

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Comunicazione di Anna Maria Gentili, 2 settembre 2015

Cari Amici,

sul fondo librario meglio la proposta Barrera che chissà quale smembramento. A Bologna il Centro Cabral ha difeso con ogni forza la biblioteca, con pochissimi mezzi e molti, soprattutto in passato, atteggiamenti indifferenti da parte delle autorità. Alcuni responsabili ci hanno strenuamente difeso fra cui soprattutto Mauro Felicori a cui auguro buon lavoro nel certamente difficile incarico di gestire la reggia di Caserta.
Sulle varie miserie razziste dovremmo chiederci perché le Tv di tutti i padroni pervicacemente invitano a parlare di profughi, Afriche etc., figuri la cui ignoranza é pari alla malafede. Inutile perdere tempo e equilibrio con questi personaggi. Tuttavia anche giornalisti generalisti di nome dicono quasi sempre corbellerie. Gli specialisti sono pensionati e alcuni li trovate su Facebook.
Non dobbiamo perdere tempo a inseguire la malafede, ma potremmo scrivere noi su blog e in pubblicazioni on-line dicendo la nostra. Gli articoli accademici li leggiamo fra di noi. Io comincerò con una pagina nel sito del Cabral che metterò anche su FB. Chi vuole contribuire sugli argomenti che conosce bene, usando naturalmente un linguaggio comprensibile ai più, senza farsi catturare da polemiche di basso conio? Chi vuole provare me lo faccia sapere. Testi brevi e puntuali sono benvenuti.
Sì, l’Asai potrebbe di tanto in tanto elaborare una posizione o correggere informazioni scorrette. Ma appunto cominciamo da chi di noi vuole metterci un po’ di tempo. Segnalate riviste on-line (es. Stati generali; Mente politica e altri), blogs, ecc.
Oppure, se si vuole rimanere nel certo, il sito del Cabral che vi dà la sicurezza di non accettare nulla che non sia corretto.
Fatemi sapere e cari saluti

Anna Maria Gentili

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Comunicazione di Giulia Barrera, 31 agosto 2015

Cari soci ASAI,
in merito alla questione ISIAO, penso sia opportuno aggiungere alcuni elementi informativi.
1)     Codice dei beni culturali (art. 41, c. 4), prevede che gli archivi degli enti soppressi siano versati all’Archivio di Stato competente per territorio o all’Archivio centrale dello Stato
(“Gli archivi degli uffici statali soppressi e degli enti pubblici estinti sono versati all’archivio centrale dello Stato e agli archivi di Stato, a meno che non se ne renda necessario il trasferimento, in tutto o in parte, ad altri enti.”). Il riferimento alla “necessità” di trasferire l’archivio ad altri enti, è stato, che io sappia, sempre interpretato nel senso che se un altro ente eredita in tutto o in parte le competenze dell’ente soppresso, assieme alle competenze deve ereditarne l’archivio. Ad esempio: si aboliscono le province; gli enti che ne ereditano le competenze in materia di gestione degli uffici per l’impiego o di controllo degli scarichi industriali, ne erediteranno anche gli archivi relativi a tali attività (così come chi eredita il personale, dovrebbe ereditare anche i relativi fascicoli personali).
2)     Una volta soppresso l’ISIAO, a me sembra dunque che, in ossequio a quanto previsto dal Codice dei bbcc, il patrimonio archivistico dell’ISIAO dovrebbe essere versato all’ACS. Credo che questa posizione dovrebbe essere sostenuta anche dalla comunità scientifica, perché tra l’altro sarebbe quella che meglio garantirebbe conservazione e fruibilità dell’archivio.
3)     La Sovrintendenza archivistica per il Lazio e l’Archivio centrale dello Stato si sono già mossi in questo senso, segnalando al commissario liquidatore Armellini quanto disposto dal Codice bbcc.
4)     Segnalo inoltre che nel 2012 io (in quando funzionaria della DG archivi) e alcuni colleghi del Museo nazionale di arte orientale, della Sovrintendenza archivistica e di non ricordo quali altri uffici del Mibac, partecipammo ad una riunione presso il Segretariato generale del Ministero relativa alla situazione dell’ISIAO, in cui venne caldeggiata – da parte di vari colleghi – la proposta di trasferire il fondo Tucci e gli altri materiali asiatici al Museo nazionale d’arte orientale, mentre i materiali del museo africano al Pigorini e l’archivio istituzionale ISIAO (ovverosia l’archivio prodotto dall’ISIAO nel corso della propria attività), nonché archivio fotografico e cartografico, all’ACS.
5)     A me personalmente, affidare il patrimonio dell’ISIAO a istituzioni museali e archivistiche e a biblioteche del Mibact sembrerebbe la soluzione ottimale, perché garantirebbe la migliore tutela del materiale, con una ottimizzazione dell’uso delle risorse (sono tutti istituzioni che già hanno strutture che permettono la fruizione da parte dei ricercatori). Quale fondazione sarebbe in grado di avere una sala di letture aperta tutti i giorni? E se lo facesse, a quali costi?  Non idealizzo affatto ACS e gli altri istituti del Mibact: so bene in quanti problemi si dibattano e quanti limiti abbiano i servizi che oggi sono in grado di offrire all’utenza (chi di voi è iscritto alla lista SISSCO avrà anche visto circolare miei messaggi di denuncia delle carenze di personale del Mibact). Ma nonostante tutto, gli istituti del Mibact garantiscono una qualità scientifica e un livello di tutela dei bbcc e di servizi per i ricercatori che molto difficilmente una improvvisata fondazione potrà garantire.
Spero che l’ASAI voglia sostenere questa posizione.

Cordialmente,
Giulia Barrera

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Lettera
di Antonino Adamo, 30 agosto 2015

Cari amici,
mi associo alla vostra preoccupazione e sconforto per la notizia relativa al commissariamento dell’ISIAO, che avviene tra l’altro secondo le tipiche modalità contorte della burocrazia nazionale: viene pubblicata una manifestazione di interesse, che è destinata a selezionare soggetti, che dovranno presentare proposte, che dovranno prevedere servizi di valorizzazione dei beni…

Sono un ricercatore del CNR, uno dei 12 EPR vigilati dal MIUR, alcuni dei quali nell’epoca della spending review vivono l'”angoscia” di paventati scioglimenti e accorpamenti.
Posto i tagli alla scienza e alla cultura sono le tipiche mosse di governi miopi, parlando in termini più generali, se ancora può avere un senso razionalizzare enti ed istituti con costi di gestione importanti – mi riferisco ad es. ad enti di ricerca operanti nel campo delle scienze “dure” e delle relative strutture (grandi strumentazioni scientifiche, laboratori, navi oceanografiche, campagne “in the field”, etc.) – mi chiedo quale possa essere l’entità del risparmio derivante dalla soppressione di realtà come quelle dell’ISIAO e di altre simili, piccole se non piccolissime, in Italia, alle quali bastano lo stipendio dei pochi dipendenti, qualche computer ed una scrivania per essere pienamente operativi.

Cari saluti,
Antonino Adamo.

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Ulteriore comunicazione di Vittorio Morabito, 27 agosto 2015

Il testo, ricco di informazioni e approfondimenti, in ragione della propria estensione è disponibile in formato PDF cliccando qui .

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Comunicazione del Presidente di ASAI sull’avviso di concessione dei beni Isiao, 24 agosto 2015

Cari amici, cari soci dell’ASAI,

 sono venuto a conoscenza alcuni giorni fa, grazie ad una segnalazione di Antonio Morone, di questo bando pubblicato ufficialmente alla fine del luglio scorso, che inserisco in copia più sotto e che si può trovare in
http://www.beniculturali.it/mibac/multimedia/MiBAC/documents/1437492139905_avviso_ISIAO.pdf

La questione riguarda l’Isiao “in liquidazione coatta amministrativa”, e dunque riguarda tutti coloro che si occupano di Africa nel mondo scientifico e della ricerca, e conferma le preoccupazioni che esprimevo nel mio ultimo messaggio agli inizi del mese, prima della sospensione estiva delle comunicazioni alla nostra rete: ho chiesto alla nostra segreteria di riaprire le comunicazioni in rete per la particolare urgenza della cosa e perché tutti i soci della nostra Associazione ne siano messi al corrente.

 Come potete leggere nel bando, il liquidatore dell’Isiao intende “verificare la disponibilità esistente da parte di qualificati operatori del settore a presentare la propria candidatura per essere successivamente invitati a formulare una offerta comprensiva di idoneo progetto di valorizzazione anche ai fini del rilancio dell’attività scientifica dell’Istituto”.

A più di tre anni dalla sua chiusura questo sembra significare che non c’è idea da parte di chi è stato incaricato di gestire la questione, né da parte dell’organo amministrativo di cui l’Isiao è di fatto un’emanazione (il ministero degli Affari esteri), su cosa fare dell’Istituto e del suo patrimonio culturale, né sul rilancio della sua attività scientifica. Ad esprimere eventuali idee in proposito sono invitati qualificati operatori del settore, dove per qualificati si intende che abbiamo avuto un fatturato di mezzo milione di euro nei tre anni passati.

A me sembra che questa situazione e la proposta insita nel bando siano intollerabili: come si può chiedere cosa fare, ad esempio, di una biblioteca che è la più importante in Italia nel settore dell’africanistica, se non di riaprirla perché il patrimonio che possiede – e che è patrimonio pubblico, della nazione – possa essere usato per l’avanzamento ulteriore della conoscenza, per la sua diffusione e per l’approfondimento e il chiarimento dei temi storici e culturali, ma anche politici e rivolti verso il futuro, che ne derivano?

Come trattare una parte del nostro patrimonio pubblico e una parte della nostra storia nazionale, come è quella contenuta nella documentazione conservata dall’Isiao, come un oggetto di cui non si sa bene il senso, la destinazione e l’uso, ridondante nella nostra vita scientifica e politica, messo al margine delle nostre istituzioni culturali e in una situazione di limbo di cui non si vede il termine?

Chi potrebbe avere qualche idea sul “rilancio dell’attività scientifica dell’Istituto” se non le istituzioni scientifiche che si occupano dell’attività di ricerca, le università, i ricercatori e gli insegnanti delle discipline orientalistiche ed africanistiche, le associazioni scientifiche del settore, che mai sono stati consultati e che devono mendicare informazioni di corridoio anche solamente per capire chi sono i referenti istituzionali con cui affrontare il problema e a cui presentare riflessioni e proposte?

Cosa fare quando il ministro degli Affari esteri non degna di una risposta un’interrogazione parlamentare in proposito che è stata presentata ormai più di un anno fa?

 Sto preparando una lettera al ministro degli Esteri per esporre le ragioni della nostra Associazione sul destino dell’Isiao e prima di tutto per chiedere una pronta riapertura della biblioteca e degli archivi conservati dall’Istituto, di cui discuteremo all’interno dei nostri organi associativi e di cui invierò comunicazione appena possibile a tutti i soci.

 Con i miei migliori saluti
IL PRESIDENTE

24 agosto 2015

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Segnalazione di Vittorio Morabito, 9 agosto 2015

Cari colleghi,
questo comunicato è stato pubblicato il 22/07/2015 dall’Agenzia Adnkronos.

 “Al via bando per l’affido dell’Istituto per l’Africa e l’Oriente.”
La dismissione dei cosiddetti enti inutili continua: è ora la volta dell’Isiao, vale a dire l’Istituto italiano per l’Africa e l’Oriente. Il commissario liquidatore, l’ambasciatore Antonio Armellini, ha pubblicato l’avviso (scadenza 11 settembre) per la manifestazione di interesse per l’affidamento in concessione dei servizi di valorizzazione dei beni culturali nella disponibilità dell’istituto.

L’affidamento prevede tra le altre cose la gestione della Collezione Orientalista comprendente il Fondo Tucci – la più ampia collezione in Europa dell’arte del Gandhara – e più in generale il frutto degli scavi italiani eseguiti in Pakistan, in Iran, in Afghanistan ed in Nepal. Prevede inoltre la Collezione Africanista comprendente l’insieme dei materiali di carattere storico, artistico, etnografico, appartenenti all’ex Museo Coloniale, poi Africano e infine la Biblioteca, in cui sono confluite le preesistenti biblioteche degli ex Iia e IsMeo.

Posto in liquidazione coatta amministrativa nel gennaio del 2012 [e nel maggio 2012 allocazione dei funzionari, dei compiti e del personale dell’ISIAO al Ministero affari esteri NdR] giunge così al termine la storia di un istituto nato nel 1995 dalla fusione dell’Istituto italiano per il Medio Oriente (IsMeo), fondato nel 1933 da Giovanni Gentile e da Giuseppe Tucci, con l’Istituto italo-africano, fondato nel 1906.”

Ci si può preoccupare e si può chiedere quali scalate si stiano organizzando e quali uomini del passato, o del presente, le stiano preparando nel silenzio quasi assoluto degli interessati, ex-soci, universitari, estimatori ecc.

Vittorio Morabito

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Lettera di Liliana Mosca, 15 marzo 2015

Carissimi Colleghi dell’ASAI,

grazie all’amabilità di un’amica che più volte mi ha ospitato a Roma in occasione delle riunioni presso l’IsIAO, ho potuto leggere un lungo articolo uscito su SETTE del 13 febbraio 2015: “Il tesoro italo-tibetano che rischia l’estinzione” (cliccare per il download, NdR) a firma di Ruggiero Corcella.
L’autore abbastanza correttamente ripercorre la storia dell’istituzione e si sofferma, il titolo lo lascia presagire, sulla questione dell’eredità Tucci, che potrebbe essere allocata  sulle Alpi Apuane nel Comune di Arcidosso.
Credo che prima che qualsiasi cosa sia portata a termine con successo o meno, tutti quanti noi, ex soci e non soci della defunta istituzione, si debba fare pervenire all’Ambasciatore Armellini la richiesta di essere messi al corrente di quanto è in corso o meno.
La richiesta mi sembra legittima e pienamente comprensibile da chi di dovere.

Con molti saluti
Liliana  Mosca
11 marzo 2015

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